Ganesh: il Dio Elefante

Ganesh è una delle divinità più note e amate nel pantheon indù delle divinità, e in effetti è anche il Dio indù più riconosciuto anche al di fuori dell'India. Ma chi è questo tizio con la testa di elefante, e perché è così popolare?

Ganesh (scritto anche Ganesa o Ganesha e conosciuto come Ganapati, Vinayaka e Pillaiyar) è il Signore della Fortuna che prevede la prosperità, fortuna e successo. Egli è il Dio che rimuove gli ostacoli sia materiali che spirituali. È interessante notare che, oltre a rimuovere gli ostacoli e garantire il successo, è in grado di creare ostacoli per coloro la cui ambizione è diventata distruttiva.

A causa di questi attributi, Ganesh è ampiamente venerato da quasi tutte le caste e in tutte le parti dell'India, indipendentemente da eventuali altre correnti spirituali. La sua immagine si trova ovunque, in molte forme diverse, ed egli viene invocato da chi è in procinto di imbarcarsi in una nuova impresa. In quanto 'Dio che elimina gli ostacoli' e il dio del successo, Ganesha è onorato in tutta indiana e nelle culture indù, ad entrambe le cerimonie laiche e religiose. Quando qualcuno lancia una nuova attività o si trasferisce in una nuova casa, per esempio, Ganesh viene richiamato a benedire l'abitazione.

Venerato per la sua intelligenza e la saggezza, Ganesha è anche conosciuto come il patrono delle lettere e dell'apprendimento. Infatti secondo alcuni studiosi di letteratura indù, Ganesha è lo scriba che ha scritto il leggendario epico indiano Mahabharata, dettato a lui dall'antico saggio Vyasa. Si dice che Ganesha ha accettato di trascrivere il poema epico solo se Vyasa recitava il poema senza pause. In molte raffigurazioni di Ganesha, egli è raffigurato con una zanna rotta nella mano come fosse una penna, forse a simboleggiare il sacrificio ha fatto nello scrivere il Mahabharata. Un'altra interpretazione della zanna rotta è che si tratta di un simbolo della verità che le imperfezioni esteriori non hanno nulla a che fare con la perfezione interiore.

 

LA STORIA DI GANESHA

I testi sacri offrono diverse versioni a proposito della nascita di Ganesh - celebratissima ricorrenza specialmente a Mumbai e in Maharashtra - ma la più popolare è quella che vede la dea Parvati creare Ganesh inizialmente come guardiano della sua intimità. Esasperata dal rifiuto del marito, il dio Shiva, di rispettare le sue stanze private anche quando la dea si concedeva un bagno, Parvati decise di sistemare le cose una volta per tutte. Prima di recarsi al bagno la dea rimosse dal suo corpo la pasta di sandalo con cui si era cosparsa e con la stessa modellò la figura di un ragazzo. Infuse vita alla statua alla quale comunicò di essere sua madre e che il suo compito consisteva nel sorvegliare l'entrata mentre lei faceva il bagno.

Presto Shiva, Signore della distruzione, si presentò all'entrata, ma il ragazzo lo bloccò impedendogli di raggiungere la moglie. Shiva, non conoscendo il ragazzo, divenne furioso e lottò fino a decapitarlo. Parvati alla vista del figlio morto divenne furente e minacciò di distruggere i cieli e la terra nel suo dolore. Shiva riuscì a calmarla ed ordinò alle sue moltitudini celesti, ganas, di portargli il capo del primo essere vivente che avessero incontrato. E capitò per primo un elefante; la testa decapitata del pachiderma fu posta sul corpo del ragazzo e la vita si risvegliò in lui. Gli fu allora imposto da Shiva il nome Ganapathi, o capo delle schiere celesti, concedendogli che chiunque lo adorasse prima di iniziare qualsiasi attività venisse favorito. Ganesha è dunque rappresentato sempre col corpo umano e la testa d'elefante e con una zanna spezzata.

 

PERCHE' GANESH E' RAPPRESENTATO IN QUESTO MODO?

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L'ortodossia iconografica impone di rappresentare il dio con 4 mani ma si giunge fino a 14, ed ogni mano sorregge un diverso simbolo.

Le quattro braccia di Ganesha rappresentano i quattro attributi interiori del corpo sottile, ovvero: mente, intelletto, ego, coscienza condizionata; gli stessi attributi fisici di Ganesh sono ricchi di simbolismo: una mano nella mudra (sigilli delle mani), detta Abhaya che indica protezione e rifugio e l'altra regge un dolcetto, modaka, simbolo della dolcezza della realizzazione dell'io profondo.   
Nelle mani posteriori generalmente regge un ankusha, un pungolo da elefante, o un'ascia, e nell'altra un pasha, un nodo scorsoio; questo indica che l'attaccamento al mondo ed ai desideri è una trappola, mentre altre interpretazioni lo leggono come simbolo della forza che lega il devoto all’eterna beatitudine del Sé; il pungolo è utilizzato per spronare l'umanità verso il cammino della giustizia e della verità e l'ascia è simbolo della recisione di tutti i desideri, apportatori di sofferenza. Il suo ventre indica la generosità della natura e la facoltà del dio di inghiottire i dolori dell'universo e di proteggere così il mondo. Il ventre obeso è tale poiché contiene infiniti universi, rappresenta inoltre l'equanimità, la capacità di assimilare qualsiasi esperienza con sereno distacco, senza scomporsi minimamente.

La caratteristica di maggior impatto è la testa d'elefante, simbolo beneaugurante di forza e di coraggio intellettuale. Tutte le qualità dell'elefante sono racchiuse nell'immagine di Ganapati. L'elefante è l'animale più grande e forte della foresta. Tuttavia è un animale delicato e vegetariano e dunque non uccide per mangiare. E' un animale fedele e affettuoso verso i suoi guardiani ed è molto docile se trattato con amore e rispetto. Ganesh, pur essendo un dio potente, è un dio mosso da amore e perdono che si commuove a causa della devozione dei fedeli; ma allo stesso tempo l'elefante può distruggere l'intera foresta se provocato e Ganesha rispecchia queste caratteristiche. 
La grande testa d'elefante simbolizza la saggezza del pachiderma, le sue grandi orecchie separano il bene dal male; sentono tutto ma ascoltano solo ciò che è buono; ascoltano con attenzione le richieste degli umili come dei potenti. La proboscide è simbolo del suo discernimento, viveka, una caratteristica altamente necessaria per il progresso spirituale. L'elefante usa la sua proboscide per abbattere un albero, trasportare massi al fiume ad altri gravosi incarichi, ma la stessa grande proboscide è utilizzata anche per strappare un ciuffetto d'erba, per rompere una noce di cocco e per mangiarne la tenera polpa. I compiti più grandi e i più piccoli sono infatti alla portata della sua proboscide, che simbolizza l'intelletto di Ganesh e la sua capacità di scelta.

Un altro aspetto interessante dell'iconografia di Ganesh è la zanna spezzata, alla quale deve l'appellativo di Ekdanta, formato da ek, uno, e danta... Beh, il Sanscrito è una lingua indoeuropea! La zanna, il dente spezzato di Ganesha, indica principalmente la capacità di superare o "spezzare" la dualità; tuttavia, questo è un simbolo che può assumere altri vari significati e la caratteristica è spiegata con diversi miti: quando Parashurama - un discepolo di Shiva e manifestazione di Vishnu - si recò in visita agli appartamenti del dio, trovò Ganesh a guardia dell'entrata. Poichè Shiva dormiva, il dio elefante non lo lasciò entrare. Parashurama tentò allora di forzare il blocco e la controversia terminò in lotta. All'inizio Ganesh sembrò avere la meglio, bloccò il discepolo con la sua proboscide e lo lasciò senza conoscenza ma, una volta riavutosi, Parashurama lanciò la sua scure contro Ganesh, il quale, riconoscendo l'arma del padre dal quale il discepolo l'aveva ottenuta, non si difese lasciando che l'ascia gli troncasse la zanna. Un'altra versione vede invece Ganesh incaricato di scrivere il Mahabharata, sotto dettatura del saggio Vyasa. Rendendosi conto dell'importanza di quanto stava scrivendo, il dio capì l'inadeguatezza della comune penna utilizzata, si spezzò così una zanna e con quella portò a termine il suo compito. Un'altra versione ancora racconta invece che lo stilo imèpiegato semplicemente si ruppe e che Ganesh si spezzò  allora la zanna per poter continuare a scrivere. In ogni caso, la morale vuol essere che non vi è sacrificio troppo grande, di fronte al conseguimento della sapienza.

Un antico dramma sanscrito, Shishupalvadha, offre ancora un'altra versione differente: si narra che Ganesh fu privato della zanna dal demone Ravana - il cattivo della saga epica Ramayana - che l'utilizzò per farne orecchini d'avorio per le bellezze di Sri Lanka.

Il topolinoMushika o Akhu, sul quale si sposta Ganesh, è una figura enigmatica; sembra strano in principio che al Signore della Saggezza sia stato assegnato un mezzo di trasporto umile ed incapace di sollevarne l'immane peso e per di più un essere che notoriamente crea sgomento nei pachidermi; ma ciò vuol indicare che il saggio non trova nulla nel mondo sproporzionato o brutto e che sa superare le proprie istintive paure. Il topo è poi comparabile all'intelletto, capace di infilarsi inosservato, cosciente o meno, dove non avremmo mai pensato fosse possibile, e lo fa spesso senza domandarsi se troverà virtù o vizio, rappresentando la nostra indomita mente peregrina, allettata anche da terreni corrotti o indesiderabili. Mostrando il topo che si umilia davanti al signore Ganesh, si indica dunque che l'intelletto è stato domato dalla sua capacità di giudizio. Spesso accanto al topo vi è poi un piatto di cibo: rappresenta la mente che è stata completamente assoggettata alla facoltà superiore dell'intelletto, la mente sottoposta ad un ferreo controllo, che fissa Ganesha e non si accosta al cibo se non ne riceve il permesso.

In termini generali, Ganesha è una divinità molto amata ed invocata, poiché è il Signore del buon auspicio, che dona prosperità e fortuna, il Distruttore degli ostacoli di ordine materiale o spirituale e per questa ragione se ne invoca la grazia prima di iniziare una qualunque attività, come ad esempio un viaggio, un esame, un colloquio di lavoro, un affare, una cerimonia, o un qualsiasi altro evento importante ed è tradizione che tutte le sessioni di bhajan, canti devozionali, comincino con una invocazione a Ganesha, Signore del "buon inizio" anche dei canti.

Tra le tante definizioni di Ganesha spicca quella di Omkara o Aumkara, ovvero "avente la forma della Om o Aum.

La forma stilizzata della sua testa ricalca infatti il contorno del fonema sanscrito capovolto che indica il celeberrimo Bija Mantra. Il sacro OM è considerato dall'Induismo il più potente simbolo universale della divina presenza e il suono che si generò alla creazione del mondo: Ganesh è dunque l'unico dio del pantheon indiano associato anche fisicamente col sacro suono primordiale e con l'origine dell'Universo.

Come si è visto, sono moltissimi i miti indiani che fanno riferimento a Ganesh e altrettanti sono i nomi con cui è invocato. Tuttavia, Ganesha non è più da millenni visto come l'entità fisica che certamente in tempi remoti ne suggerì l'adorazione grazie al reverenziale timore provocato dalla sua poderosa massa, ma come un più elevato essere spirituale, e le sue murti, le rappresentazioni scultoree, hanno quindi la funzione di simboleggiare la divinità come figura ideale. L’errore più comune, per la concezione giudeo-cristiana occidentale, è scambiare il concetto di murti con quello di idolo, ed associarlo quindi col culto agli oggetti stessi: c’è una profonda differenza tra i due, poiché secondo la visione induista le murti sono solo punti di focalizzazione simbolica attraverso i quali è possibile raggiungere l'unità con la Divinità, ma non l'oggetto primario della devozione.

 

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Namaste ॐ

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